La tecnologia che cambia la cultura

Quando parliamo di tecnologia, spesso abusiamo della parola rivoluzione per intendere che le cose si stanno muovendo verso direzioni a noi sconosciute. E se in ambito culturale proviamo a riflettere sulle conseguenze delle tecnologie, la parola rivoluzione assume un significato ancora più prezioso. Le rivoluzioni, quelle vere, quelle finite nel sangue, quelle per cui la gente muore sognando, si accompagnano sempre ad un cambiamento culturale. Se non lo producono, non sono state vere rivoluzioni.

Ora, nessuno si augura di vedere affogare nel sangue il proprio iPad o il proprio Kindle, ma sono proprio questi i mezzi che stanno rivoluzionando il nostro modo di fruire la cultura, ma anche, a monte, le forme di produzione della cultura. Ho abusato anche io della parola rivoluzione in ambito tecnologico, vero. Ma è più comodo che utilizzare la perifrasi “cambiare in maniera radicale al punto da non riconoscere più gli strumenti che utilizzavamo fino a solo qualche anno fa”. Quindi, si, sono uno a cui piace parlare di rivoluzioni tecnologiche.

La cultura, dicevamo. Già oggi è cambiato il modo in cui leggiamo, guardiamo film, serie tv, tutto quello con cui ci intratteniamo. Le modalità di fruizione, appunto, sono già cambiate da un po’. Siamo sempre più noi a decidere cosa guardare, sempre meno soggetti a quella che una volta era la dittatura televisiva, il demone del palinsesto.

I libri, poi. La possibilità di leggere sui nostri tablet o ebook reader ha modificato il modo di leggere, ci ha dato la possibilità di condividere con gli amici brani dei libri che leggiamo, ci ha messo in mano una libreria da 5000 volumi in un solo oggetto.

Eppure, non è solo il modo in cui noi ci cibiamo della cultura -o dell’intrattenimento, se non vi piace la parola cultura accostata a serie tv di dubbio gusto- a cambiare. Sta cambiando anche il modo in cui queste forme di cultura vengono prodotte, come vengono pensate. Insieme ai mezzi tecnologici, cambiano anche le storie. Chi scrive un film oggi, diversamente rispetto a 50 anni fa, ad esempio, sa che nella sua trama può infilare praticamente qualsiasi cosa, dal momento che le possibilità tecnologiche e gli effetti speciali a disposizione renderanno facile tradurre in immagini quelle idee.

E i libri? I libri, nei prossimi anni, avranno una grandissima possibilità davanti a loro: diventare dei prodotti multimediali veri e propri, che integrano parole, immagini, suoni, per raccontare una storia al meglio. Per ridurci gli sforzi di fantasia e immaginazione, per farci immergere nel racconto al 100%.

Se questo sarà un bene o un male, non posso dirlo. Non sono una di quelle persone che pensa che il passato sia sempre un valore da conservare, e il futuro una minaccia, o viceversa uno degli entusiasti del futuro che pensa che il passato sia tutto da buttare via. Semplicemente, sono una persona interessata a capire come sarà il mondo che vivremo. E, in questo caso, una persona curiosa di conoscere le storie che ci racconteremo in un futuro verso il quale andiamo incontro sempre più velocemente.

ottobre 23rd, 2013 Inserito da:valerion Categoria:News , , , ,

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