Non è colpa di Twitter

Parto anche io dalle notizie a tema web che più hanno fatto discutere nelle ultime settimane: Enrico Mentana che abbandona Twitter e l’intervento del Presidente del Senato Laura Boldrini sulla necessità di regolamentare Internet viste le tante minacce che da questo mezzo partono.

Due notizie che in sé non dovrebbero fare troppa notizia. Mentana, con il suo account Twitter, dovrebbe essere libero di fare quello che gli pare, incluso andarsene se ritiene eccessivi gli insulti che talvolta riceve. La Boldrini, sotto sotto, non ha invocato nessuna censura contro il web, ma ha solo espresso la sua preoccupazione e ha ribadito che forse dovremmo cercare nuove regolamentazioni per quello che avviene su Internet. Non un’idea sbagliata, se si abbandona una sorta di prospettiva mistica nei confronti di Internet.

Ma, come al solito, le polemiche scatenate sono state infinite, e buona parte del giornalismo italiano ha perso l’ennesima occasione per fare buona informazione su Internet, i social network e le nuove tecnologie. Sarà perché stanno mettendo in pericolo molto del loro lavoro, ma poche volte i giornali o le televisioni riescono a essere sul pezzo per quanto riguarda queste tematiche. Almeno una volta al giorno, si sente parlare ad un telegiornale a caso di “popolo della rete”. Come se esistesse una sorta di popolazione chiusa in casa, estranea al mondo reale, intenta solamente a twittare o a postare su Facebook. Come se il Paese reale fosse qualcosa di diverso da quello che i social network esprimono.

Anche in questo caso, sono partite le polemiche contro Twitter e l’anonimato in rete. Dicono che bisogna censurare Twitter, perché è un mezzo pericoloso e un veicolo di insulti. Come se la colpa fosse di Twitter.
“Il mezzo è il messaggio”, diceva McLuhan, intendendo con questa frase che prima ancora che al messaggio bisogna pensare a quello che è il mezzo che lo ha espresso. Lì sta tutto il contenuto, per McLuhan. Una sorta di determinismo tecnologico secondo cui in una società la forma mentis delle persone venga influenzata dal tipo di tecnologia di cui tale società dispone.

Ed in in certo senso è vero. La società e le sue dinamiche cambiano grazie agli strumenti che possediamo. Il nostro modo di raccontare il mondo è stato rivoluzionato dagli strumenti a nostra disposizione. I filtri alla base dell’informazione, per fortuna, stanno sparendo. Siamo tutti reporter, e, su Twitter, la mia opinione ha la stessa portata di quella di Enrico Mentana. La differenza la fa la qualità sulla rete, e giustamente (e fortunatamente, aggiungerei) Enrico Mentana si guadagna un numero di follower proporzionale all’interesse che le sue opinioni genera. E, in questo, il mezzo non c’entra proprio niente.

E, allora, attenzione a che il determinismo tecnologico non diventi riduzionismo tecnologico. O addirittura una sorta di manicheismo tecnologico, nel quale Internet o il social network di turno incarnano in tutto e per tutto il male. Non esistono utilizzi sbagliati di un mezzo tecnologico, che è qui solo per amplificare le nostre voci e per consentirci di esprimere le nostre opinioni. Come mi piace ripetere spesso, i social network sono lo specchio della società. In sostanza, non è colpa di Twitter o Facebook se la gente è scema.

ottobre 23rd, 2013 Inserito da:valerion Categoria:News , , ,

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